Osservatorio riuso

Osservatorio online per il riuso di spazi a fini creativi, artistici e culturali

Riusare le città per i "diversamente giovani"

Data di pubblicazione: martedì, 20 novembre 2018
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In un manuale americano di Medicina come il Planning & Health Terminology Guide for Public Health, Environmental Health & Planning Professionals in Iowa (a cura di: Denise Attard-Sacco John Peterson Len Novilla, 2015), si trova un glossario con definizioni estramente utili anche per l’urbanistica e la progettazione architettonica, come per esempio con il termine “Adaptive reuse” da intendersi come riutilizzo adattivo, ovvero adattare gli edifici per nuovi usi mantenendo le loro caratteristiche storiche; “Active living community” cioè la  comunità attiva e vitale, una comunità progettata per offrire alle persone di tutte le età e abilità l'opportunità di integrare l'attività fisica nella loro routine quotidiana. Incoraggiandole a essere più attive, le comunità vitali possono migliorare la salute riducendo il rischio per le persone di condizioni di salute come obesità, diabete e malattie cardiache e ancora “Aging in place” traducibile come invecchiamento in continuità, ossia con la capacità di vivere nella propria casa e comunità in modo sicuro, indipendente e confortevole, indipendentemente dall'età, dal reddito o dal livello di abilità.

Tutto ciò è sempre più importante in una nazione come l’Italia dove si è ufficialmente "anziani" dai 75 anni in su. La svolta arriva dal Congresso nazionale della Società italiana di gerontologia e geriatria (SIGG) svoltasi recentemente a Roma. Sport, alimentazione e uno stile di vita corretto ci permettono di essere sempre più longevi e di arrivare a età avanzata in buone condizioni fisiche. I geriatri ci dicono infatti che la terza età adesso comincia a 75 anni, i sessantacinquenni sono in forma come chi 30 anni fa ne aveva 45.

Serve aprire una nuova stagione  di sperimentazione di modelli insediativi dove Persone e Città si riconnettono. Le esperienze in tal senso non mancano come Vigevano, dove un imprenditore punta al recupero edilizio di una fabbrica dismessa costruendo un villaggio per anziani articolato in una settantina di monolocali di  25-30 metri quadrati. L’idea è quella di realizzare ambienti molto semplici, in cui però gli anziani possano sentirsi indipendenti, con spazi comuni dedicati ai servizi collettivi e alla socializzazione.

Altra esperienza di rilievo quella definita in un appartamento di Acerra (Napoli), dove alcuni anziani hanno deciso di convivere sposando il progetto di co-housing "Facciamoci compagnia", realizzato dalla cooperativa 'La Fenice' per abbattere i costi, ma anche la solitudine ed i rischi legati alla terza età, come le truffe e gli incidenti domestici. Analogamente a Trento si è avviata un’esperienza di Cohousing per anziani e studenti, tramite un’idea realizzata soprattutto per vincere la solitudine. L’affinamento del progetto ha avuto un che di casuale per il fatto che la cooperativa proponente aveva acquistato l’immobile per farne un centro diurno, ma a causa di problemi burocratici aveva perso i contributi. Da quella battuta d’arresto,  semplicemente ascoltando i fabbisogni si è arrivati a concepire poi uno spazio dove studenti e anziani vivono insieme

Le potenzialità del co-housing, per così dire; di derivazione “anagrafica” può raggiungere livelli ancora più desiderabili quando le scelte dipendono più marcatamente da scenari dove sono le persone stesse a formare aggregazioni per affinità di valori o di stili di vita. Un orientamento che si sta diffondendo in vari paesi europei e statunitensi sotto forma di “abitazioni collaborative”, che significa in parole semplici, scegliere di invecchiare tra vicini di casa con cui sussistono importanti relazioni di amicizia.






 

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