Osservatorio riuso

Osservatorio online per il riuso di spazi a fini creativi, artistici e culturali

Borghi alla riscossa

Data di pubblicazione: domenica, 22 luglio 2018
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Il 2017 è stato “l’anno dei borghi” e con il 2018, sono stati fatti dei bilanci tra i quali la rilevazione di un incremento del flusso turistico del 7%, oltre alla Biennale Architettura di Venezia che è tornata  sul tema con “arcipelago Italia”. Un modo per dire che si può fare e che si può fare bene, garantendo rispetto per il contesto storico e innovazione nei modelli gestionali e ricettivi. In tale ottica, durante i primi mesi del 2018, si sono affacciate varie esperienze di riscossa dei Borghi, sotto vari aspetti dalle politiche di sostegno sociale a nuove formule di ospitalità e creatività, da innovazione giuridiche verso il patrimonio abbandonato al rifiorire di studi e ricerche sul campo.
In termini generali, è stata pubblicata una bella rassegna sulle buone pratiche di ripopolamento dei borghi a rischio di desertificazione. La gravità dei problemi ha innescato reazioni originali basate su concretezza, buon senso e creatività e così molti amministratori hanno messo a punto delle politiche attive di attrazione di residenti e/o di attività veramente innovative. Per fare alcuni esempi a Bormida sulle Alpi marittime, in provincia di Savona, due possibilità: affitto low cost o l’acquisto agevolato. In Calabria a Conflenti sulle montagne delle pre-Sila strumenti per incentivare l’arrivo di nuovi residenti. A Gerfalco, borgo in Maremma toscana, terreni in comodato d’uso per castagneti e uliveti, oltre a un prestito a tasso molto agevolato per acquistare un appartamento. Ad Alcara Li Fusi, sulle cime dei Nebrodi vari incentivi per fare residenza o turismo. A Candela in provincia di Foggia con il bonus “Nuovi residenti”. Incentivi fiscali anche per trasferirsi a Cabella Ligure in provincia di Alessandria.
Un caso esemplare  di un borgo in fase rinascita: Fortunago nell'Oltrepò Pavese, ha invertito tutti i fattori di declino socio-demografico attraverso un'attenta politica di valorizzazione del territorio.
Un esempio di nuova attenzione al riuso in ambito alpino e montano sono alla base dell’evento che si è tenuto in val d’Aosta con il titolo “Costruire nel costruito”. Si tratta di un atelier del corso di laurea triennale in Architettura del Politecnico di Torino che prevede la trasformazione di strutture e di edifici dismessi nei comuni di Doues, Étroubles e Ollomont riqualificati in luoghi che sviluppino il turismo dolce e accessibile e che possano migliorare le condizioni di sviluppo di pluriattività nella comunità locale.
Il meccanismo di vendere simbolicamente “a 1 euro” case abbandonate, si è diffuso in molti comuni italiani a rischio di desertificazione sociale, ma l’esperienza di Borgomezzavalle, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola (comune della valle Antrona, una laterale della val d’Ossola), propone qualche elemento originale come l’obbligo per l'acquirente di presentare, entro due anni, la pratica edilizia di ristrutturazione. L’operazione non impone di prendere la residenza, anche se sarebbe cosa molto gradita agli amministratori che si stanno davvero mettendo in gioco per far rinascere questi borghi.
L’interessante esperienza del comune di Terre Roveresche, definito dalla fusione di cinque paesi con un'aggregazione di poco più di 5000 abitanti in provincia di Pesaro Urbino, dove è stato messo a punto un regolamento mirato all’acquisizione di beni di proprietà privata abbandonati, destinandoli, una volta diventati di patrimonio comunale, alla riqualificazione e al riuso, anche attraverso la cessione a terzi. Ciò è stato possibile sul piano giuridico ispirandosi all’applicazione dell’articolo 42 della Costituzione, come suggerito dal Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena.
L’”albergo diffuso” si è profilato negli anni come un esperimento di rinnovamento dell’offerta turistica integrata tentato da innumerevoli comunità rurali, collinari o montane, con molteplici variazioni sul tema, per dimensioni, qualità, modello gestionale e strategia ricettiva. Molti i casi avviati e non completati così come tantissimi i progetti annunciati e mai cominciati, e ancora numerose le situazioni iniziate con un approccio innovativo e adattate poi a forme più standardizzate. Naturalmente ci sono anche i casi di successo, alcuni dei quali promossi dalle stesse comunità locali. Su iniziativa di gruppi anche ristretti di persone si è arrivati in alcuni casi a costituire una significativa rete di ospitalità territoriale, operando sul recupero del vasto patrimonio abitativo abbandonato. Va in questa direzione l’albergo diffuso EcovacanzeBelmonte in Calabriacosì come ci viene raccontato dalla news dell’Ansa: «due fratelli, prima da soli e poi con altri amici 'paesani', decidono che bisogna intervenire. Hanno delle disponibilità economiche, cominciano a comprare un paio di case semidiroccate, le ristrutturano secondo le migliori pratiche di bioedilizia, con l'idea di far arrivare qualche turista. Il progetto cresce, altri cittadini lo sostengono. Alcuni sono i proprietari delle case del borgo, e le mettono a disposizione per gli affitti in modo da vederle ristrutturare, altri le cedono. Il borgo rinasce». All'inizio il gruppo dei pionieri era composto da 10 associati - oggi sono 63, con un’offerta di 30 stanze che ha permesso il riconoscimento di albergo diffuso nazionale, il primo della Calabria. Il profilo è prevalentemente costituito da stranieri: 9 su 10 non sono italiani, la metà dal Nord Europa, Germania e Olanda su tutti. La chiave per la gestione della rigenerazione degli immobili abbandonati è avvenuta organizzando il meccanismo di «ricostruzione catastale e individuazione degli eredi. "Questo è un paese d'emigrazione - racconta un anziano - molti di noi sono partiti da giovani e hanno fatto famiglia al Nord quando non all'estero. Ci sono figli e decine di nipoti e pronipoti. Capire di chi è oggi una casa, legalmente, non è per niente facile. Noi siamo stati determinanti, e lo dico con orgoglio. La memoria dei vecchi belmontesi è servita a instradare le ricerche catastali e anagrafiche, permettendo di acquisire molte delle case che oggi vedete tornate al loro antico splendore". "In alcuni casi abbiamo trovato 10, 15, fino a 27 proprietari per 100 metri quadrati di casa - ricorda Pino - ancora adesso stiamo cercando di rintracciare all'estero gli ultimi due eredi di uno stabile che altrimenti non possiamo toccare, in quanto i proprietari o i loro successori devono essere tutti d'accordo”». 
Un altro approccio interessante intorno all’Albergo Diffuso si riscontra anche sulle Alpi appena fuori confine. Succede in Canton Ticino, in Valle Verzasca, distretto di Locarno, dove nel comune di Corippo, la comunità locale composta da 13 abitanti (erano circa 300 nel 1850) si sta mobilitando per la realizzazione di un Albergo Diffuso. Si tratta di un investimento stimato in circa 3,2 milioni di franchi che prevede la realizzazione di 25 posti letto, oltre all’ampliamento della terrazza del ristorante e la creazione di uno spazio per seminari o conferenze. L’iniziativa è interessantissima per la qualità paesaggistica e urbanistica del borgo qui documentata dal filmato di Sda Ats. L’albergo diffuso è un modello molto adatto ad innescare la rinascita dei borghi abbandonati e costituisce un buon riferimento per essere replicato sulle Alpi o sull’Appennino, magari con sperimentazioni originali dove turismo ed economia locale possano essere declinati con varietà e originalità di soluzioni.




 

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