Osservatorio riuso

Osservatorio online per il riuso di spazi a fini creativi, artistici e culturali

Musica e spazi abbandonati

Data di pubblicazione: lunedì, 11 giugno 2018
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Il rapporto tra Musica e spazi abbandonati non è né frequente, né particolarmente facile. Rispetto alle arti figurative e performative che spesso riescono a colonizzare in senso estetico anche un rudere, la musica presenta maggiori elementi problematici sia per chi suona e sia per chi ascolta. Nonostante ciò, l’interesse per relazione tra suono e spazio, o tra musica e luogo, mantiene un fascino particolare e probabilmente anche un potenziale inespresso. Ci si propone qui di raccogliere poco più che qualche esempio e suggestione. L’archetipo di questa breve indagine potrebbe partire con l’immagine dell’album “Animals” del 1977 dei Pink Floyd. In questo caso il valore iconico di una centrale termoelettrica costruita nel 1933 situata a Battersea a Londra (poi diventata la sede londinese di Apple) viene arditamente collegata alla musica. Da allora associare musica a un edificio abbandonato, da riabilitare  o da reinventare ha acquisito un che di magnetico, di intrigante e seducente al tempo spesso.
Per trovare situazioni di genere, c’è una pionieristica Video intervista a cura di Paolo Colangeli al sassofonista Massimo Urbani (Roma, 1957 –1993) che è intervallata da audaci assoli in una  Fabbrica Abbandonata.
Nel 2016 Mauro Pagani ambienta il video clip di “The big man” in una fabbrica abbandonata con una produzione di rango scenografico dove il degrado del luogo serve forse a rendere ancora più inquieto il rapporto con il personaggio a cui è dedicato il brano.  L’artista ha così commentato la scelta “Ci ho scherzato sopra, ma credo ci sia poco da ridere. Questo proliferare di nuovi dittatorelli - o aspiranti tali – ricorda tempi oscuri, in realtà assai poco lontani, il cui orribile odore arriva ancora fino a noi”. 
Alla ex fabbrica Reggiani di Bergamo dove è stata concepita l’apertura di Fabric, uno spazio che si inserisce nel filone del riuso virtuoso di fabbriche dismesse, Francesco Micheli, Direttore artistico del Festival Donizetti di Bergamo, già Direttore Artistico dello Sferisterio Opera Festival di Macerata, sogna di fare esperimenti musicali proprio lì: «Un festival di musica elettronica negli spazi della Ex Reggiani.(…). Ma l’idea che ho in testa è quella di un rave operistico di livello internazionale. I nuovi Verdi, Bellini, Rossini sono questi artisti, la tendenza mondiale è questa. Quanto agli spazi, la fabbrica dismessa mi sembra perfetta».
Ancora l’esperienza del “Canto della fabbrica”, definita dal suo ideatore, il violinista Salvatore Accardo: “straordinaria per me e per tutti coloro che l’hanno vissuta: una composizione musicale ispirata ai suoni e ai ritmi della fabbrica, lo stabilimento hi-tech Pirelli a Settimo Torinese. Per cercare di dare forma di musica agli intrecci fra uomo, macchine sofisticate e materia”.
Chi però ha sperimentato di più, sia in senso sonoro che come capacità di interazione col pubblico, è il violoncellista Mario Brunello con i suoi “Suoni Antiruggine” porta la "classica" fuori dai circuiti tradizionali e suona in una ex fabbrica, ma anche nei luoghi più impensati ed estremi: che sia su una vetta alpina o nell’arsura del deserto, tra le mura di un carcere o dentro il suo “capanon” industriale a Castelfranco, sua amata città d’origine.

 

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