Osservatorio riuso

Osservatorio online per il riuso di spazi a fini creativi, artistici e culturali

Le aree interne del Paese, quell’Arcipelago Italia in mostra alla Biennale

Data di pubblicazione: giovedì, 10 maggio 2018
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Il rapporto ONU 2018 afferma che nel 2050 il 66% della popolazione mondiale vivrà nelle megalopoli; lo studio McKinsey aggiunge che se oggi il 75% del Pil mondiale viene prodotto nelle aree urbane, questa percentuale crescerà addirittura all’86% nel 2030. Ma questa esplosione delle megalopoli d’Asia e d’Africa, rallenta l’urbanizzazione in Occidente dove, entro dieci anni, sei città su dieci avranno meno giovani adulti di oggi, a causa dell’invecchiamento della popolazione, della bassa natalità e dell’immigrazione: infatti anche se il tasso di fertilità delle donne immigrate è più alto delle Italiane, sono ancora troppo poche per “rimpiazzare” il calo delle nascite. Oggi in Italia, le aree metropolitane con più di 150 mila abitanti producono i due terzi del Pil. Ma questo risultato è solo per il 40% frutto di un maggior reddito pro capite, cioè di una maggiore ricchezza individuale. Il grosso - il 60% - viene dall’inerzia dell’aumento della popolazione: c’è più gente a produrre reddito. Quando ciò non avverrà più, cioè entro i prossimi 10 anni (esclusa forse l’area di Milano, Il Trentino e l’Emilia Romagna), si assisterà ad un rovesciamento epocale di un modello di sviluppo: oggi, chi sta in città, in Europa, produce in media beni e servizi per 44 mila dollari l’anno. Fuori città, per 33 mila. Domani potrebbe essere il contrario. Così i tempi di “giovanotto, prendi la tua roba e vai a cercare fortuna in città'” sembrano lontani. In queste nuove traiettorie, possono assumere un valore importante le aree interne del nostro Paese.
Infatti le Aree Interne costituiscono il 60% del Paese, vi abita un quarto della popolazione, sono zone con ampia diversificazione, policentriche, dotate di un forte potenziale di attrazione “sito specifico”, naturale, paesaggistico, storico, artistico e culturale. Sono circa 6.000 borghi (Comuni a cui si aggiungono alpeggi, frazioni e piccoli agglomerati), in cui vi sono due milioni di case vuote e migliaia di fabbricati rurali abbandonati. Potenziali enormi in territori con un’anima, detentori di un patrimonio culturale inestimabile, tra borghi storici, cammini, natura e festival, capaci di accogliere, coinvolgere, emozionare (da visitare ora Arcipelago Italia, a Biennale Venezia).
Ma sono anche piccoli centri “polverizzati”, in zone rurali, collinari, montane, con meno di 1000 abitanti, pochi trasporti ed infrastrutture, distanti da grandi urbanizzazioni, spesso inserite in Programmi nazionali di sviluppo (v. www.agenziacoesione.gov.it).
Se fino ad ora il tasso di crescita del turismo qui è stato basso (il 21% negli ultimi 25 anni), sono luoghi di grandi opportunità e innovazioni. E, da Nord a Sud, con creatività si comincia ad investire nella valorizzazione di questi territori, puntando su nuove forme di accoglienza ed inclusione, facendone luoghi di “comunità ospitali”. C’è addirittura la “Scuola del Ritorno in montagna”, la “Rete delle Case in vendita a un Euro” e tantissime buone prassi. In queste situazioni si attivano progetti che connettono la valorizzazione dei luoghi a “nuovi pubblici” già esistenti, interessati a forme di ospitalità personalizzate, al di fuori dei grandi flussi turistici. 
Queste nuovi progetti diventano volano di sviluppo locale, grazie alla creazione di nuovo lavoro qualificato, partendo dalla valorizzazione del Bello dell’Italia, del Buono e del Ben fatto (le tre B dello sviluppo del Paese), investendo sulle narrazioni dei luoghi (story telling territoriale), comunicazione (piattaforme), networking, formazione.
Questi piccoli centri polverizzati sono una risorsa per l’Italia in quanto le aree interne costituiscono un patrimonio per offrire esperienze e ospitalità innovative, al di fuori dei percorsi turistici tradizionali. Per farsi un’idea di tutto ciò, Arcipelago Italia è il tema del Padiglione Italia alla Biennale Architettura 2018 di Venezia. Si è di fronte ad una proposta che devia l’attenzione dell’architettura dalle grandi metropoli a quello spazio fisico del nostro Paese, dove, anche nelle epoche più remote, le comunità si sono storicamente espresse in un diverso rapporto tra dimensione urbana e territorio. Si tratta di territori spazialmente e temporalmente lontani dalle grandi aree urbane, ma detentori di un patrimonio culturale inestimabile, con peculiarità che pongono l’Italia in discontinuità rispetto all’armatura urbana europea, permettendo di identificarla come uno «spazio urbano nel Mediterraneo», per usare le parole di Fernand Braudel. L’eterogenea identità culturale di questi territori, riflessa nella diversificazione del loro paesaggio, unita ad una vasta estensione territoriale e alla lontananza dai servizi essenziali, possono essere asset per il rilancio strategico per l’intero Paese.
 

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