Osservatorio riuso

Osservatorio online per il riuso di spazi a fini creativi, artistici e culturali

Tra mal-uso e ri-uso: ampie possibilità di miglioramento

Data di pubblicazione: venerdì, 23 marzo 2018
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Nella vasta temperie di fenomeni collegati agli spazi dismessi, abbandonati o sottoutilizzati, la narrazione del quotidiano è dominata dai fatti della cronaca nera o grigia. Si tratta di storie di devianza, degrado, abusivismo in mille sfaccettature con esiti spesso tragici: violenze, arresti, omicidi e anche decessi, in particolare di persone estremamente sole o svantaggiate, quali per esempio nomadi e clochard in cerca di un riparo.  Sono quindi accadimenti che segnano negativamente quegli spazi dove la “porosità” del tessuto urbanistico, deflagra sui tessuti sociali ed economici dei luoghi, compromettendo pesantemente la qualità della vita di chi ci abita. Episodi che peggiorano l’immagine di un luogo, un quartiere, una zona della città altrimenti nota per una sua storia importante, spesso  fatta di aggregazione, lavoro, orgoglio civico e senso di comunità.

Il rave abusivo e incontrollato è uno degli episodi che spesso connotano negativamente i luoghi abbandonati. La cronaca ne registra continuamente come nel caso di San Martino in Strada in provincia di Lodi, dove, nel dicembre del 2016, migliaia di giovani del rave hanno ballato per due giorni di fila tra i resti dei macchinari di una ex fabbrica che produceva prefabbricati in cemento, con conseguente mobilitazione dell’amministrazione comunale e delle forze dell’ordine.  O ancora nel caso di San Donato di San Miniato in provincia di Pisa nella notte di capodanno 2016-17, dove un 'interporto in costruzione si è trasformato nel ritrovo di  molte centinaia di ragazzi venuti da ogni parte della Toscana per ballare fino allo sfinimento. Esempi del genere si susseguono senza sosta in tutti i periodi dell’anno e in ogni parte del paese come nel caso recente avvenuto a  Santena in uno stabilimento abbandonato in mezzo alla campagna dove erano presenti circa 700 giovani arrivati da tutta Italia.

Altro aspetto è quello dei clandestini che vivono in condizioni disastrose come nella situazione verificatasi a Teramo in un edificio abbandonato che è diventato nel tempo il riparo di un gruppo di senzatetto.  Così come la questione delle occupazioni abusive che vengono vandalizzate dagli occupanti. È successo a Padova dove la proprietà di un edificio è stata costretta a procedere con la richiesta di risarcimento danni in quanto durante le ripetute invasioni erano state scassinate porte e altre dotazioni, con l’aggravante che tutto lo spazio interno era stato ridotto a un immondezzaio.

Quando invece l’abbandono si unisce intrinsecamente all’isolamento di alcuni luoghi si verifica ciò che è successo con alcune stazione ferroviarie della bassa bergamasca tra Vidalengo, Morengo e Calcio. Edifici abbandonati, pochi viaggiatori, bassa frequenza dei treni trasformano i luoghi in zone di rischio e di paure per i pendolari.

Non mancano poi i paradossi come per il cantiere dell'ex Casa del Fascio di Castellammare di Stabia destinata ad ospitare la nuova biblioteca comunale, dove si sono spesi oltre centomila euro per pagare il servizio di vigilanza ad una struttura inutilizzata, relativamente ad un periodo di due anni e mezzo di sospensione dei lavori.

Poi c’è il filone dello stoccaggio clandestino di materiali impropri con una moltitudine di casistiche una più nefasta dell’altra, come per la discarica abusiva a Oltrona San Mamette in provincia di Como dove in uno stabile in disuso i carabinieri hanno trovato un’enorme quantità di rifiuti illecitamente accumulati.

E ancora peggiore il caso dell’incendio del capannone nel Pavese, da cui si è sprigionata una nube tossica, provocata dalla combustione di materiali vari. Narra l’articolo di cronaca de La Repubblica – Milano che “Il capannone risulta essere in disuso da tempo, ma diversi cittadini residenti nella zona spiegano di aver visto spesso, negli ultimi mesi, camion entrare e uscire scaricando materiale”.

Un caso quello della provincia di Pavia che ha indotto la prefettura al coinvolgimento di tutti i 188 Comuni per mappare le situazioni a forte rischio ambientale. Solo 16 amministrazioni non hanno fornito alcuna risposta, tutte le altre invece hanno individuato siti su cui si sta concentrando l’attenzione di Arpa e delle forze dell’ordine. Ne emerge un quadro di 60 situazioni di rischio, quali capannoni dismessi e discariche abusive di rifiuti che sono già stati segnalati o in fase di segnalazione alla procura. Si poi arrivati ad accertare che sono 172  i Comuni dove è stata accertata la presenza di punti che possono potenzialmente trasformarsi in luoghi di stoccaggio illegale di rifiuti e sui quali ora si dovrà procedere a rilievi per verificarne l’eventuale pericolosità. Analogo per pericolosità il caso di Torre del Greco, dove circa una tonnellata di eternit è stata sequestrata da finanzieri dopo essere stato rinvenuto in un edificio in stato di abbandono.

Fino alla fatalità di una bravata che si trasforma in tragedia, in un edificio abbandonato dove un buco lungo la rete di recinzione scatena la curiosità di un ragazzino di quindici anni. Da lì il giovane, insieme ad altri quattro amici, entra nell'edificio, sale le scale, cammina sul tetto, mette il piede su un lucernaio che non regge, precipita da un'altezza di oltre sei metri sul cemento. Quello che segue è un calvario: un anno e mezzo tra ricovero e riabilitazione, una lesione al midollo che lo paralizza dall'ombelico in giù per tutta la vita.

E volendo ancora ricamare sull’originalità di alcuni casi, non si può non ricordare il casuale ritrovamento di centinaia di bici rubate e ammucchiate sul tetto di uno stabile in viale Fulvio Testi, a Milano. La scoperta è arrivata dalla segnalazione di un informatore anonimo, che come prova aveva esibito due foto aeree dell’edificio in questione, ovvero un capannone industriale in stato di degrado e abbandono.

Senza generalizzazioni e lontano da ogni approccio “catastrofista”, va sottolineato come le pratiche anche di semplice custodia e cura del patrimonio abbandonato, producano di fatto valore anche solo in termini di prevenzione. Spesso è difficile far capire che le tecniche e le pratiche di riuso temporaneo e riuso creativo sono semplici da attuare e mediamente possono anche costare poco. Si tratta infatti di lavorare più sul sistema di presenze, relazioni e valori di una data realtà, piuttosto che perdersi in programmi di riconversione che possono richiedere tempi lunghi e risorse di non immediata reperibilità. È così plausibile che per accelerare su possibili scenari di riutilizzo sistemico del patrimonio dismesso o sottoutilizzato, si faccia convergere la pianificazione della messa in sicurezza e della prevenzione del rischio con lo sviluppo e l’incentivazione di nuove attività creative o produttive, secondo nuovi modelli di collaborazione tra componenti materiali e immateriali dei processi e di rinnovamento del partenariato pubblico-privato. In tal senso tra mal-uso e ri-uso le possibilità di miglioramento sono piuttosto ampie.
 

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