Osservatorio riuso

Osservatorio online per il riuso di spazi a fini creativi, artistici e culturali

Segnali sparsi per una nuova stagione di Piani

Data di pubblicazione: lunedì, 12 febbraio 2018
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Dopo anni di crisi, stagnazione del mercato e immobilismo di congiuntura, si stanno moltiplicando i segnali di vivacità di alcune amministrazioni locali sul fronte della pianificazione urbanistica. Stanno così emergendo esperienze innovative e sperimentali che si fanno carico delle tematiche dell’arresto del consumo di suolo in forma integrata e complementare con gli approcci collegati al riuso e alle rigenerazione Urbana. Si illustrano di seguito alcuni casi rappresentativi di zone d’Italia molto diverse tra di loro in termini socio-economici e territoriali, ma tutti collegati da una nuova sensibilità ecologica e strategica, dove gli obiettivi di sostenibilità assumono i contorni della concretezza tecnica e operativa.

A Mogliano Veneto è in corso un’elaborazione del PAT incentrata sul rapporto tra il costruito e il paesaggio con rilevante attenzione alle aree non costruite e al loro dialogo con gli spazi abbandonati e suscettibili di rigenerazione. Nel corso di un convegno effettuato a settembre 2017 sono stati presentati alcuni dati del contesto regionale, come quelli dei processi autorizzativi secondo cui: Dal 2001 al 2009 in Veneto sono stati concessi permessi a costruire per 114,6 milioni di metri cubi di nuova edificazione e 12,4 per ampliamenti, con un aumento di 127 milioni di metri cubi, più del doppio del fabbisogno di abitazioni, calcolato in base l’aumento di popolazione nel periodo di 371 mila unità circa, che  sarebbe stato di 44,6 milioni (ipotizzando 120 metri cubi per abitante), o di 55,7 milioni (15 metri cubi per abitante). Non è diversa la situazione per i capannoni produttivi, con 111 milioni di metri cubi di concessioni per nuovi fabbricati, sempre tra il 2001 e il 2009, periodo in cui l’occupazione si è ridotta del 6,4 % e la ricchezza prodotta dall’industria del 14,0 %. Uno scenario di ipertrofia che non si limita alle pratiche insediative produttive, ma che investe anche la sfera residenziale con oltre 454 mila alloggi sfitti a livello regionale. Secondo l’analisi della Direzione del servizio di pianificazione territoriale della Regione Veneto: gli effetti di questa situazione sono pesantissimi: oltre 400 milioni di euro persi ogni anno nella produzione agricola a causa del consumo del suolo, oltre 1 milione e 200 mila tonnellate di carbonio perse, un aumento di 0,6 gradi centigradi della temperatura ogni 20 ettari cambiati su chilometro quadrato di superficie, quasi 750 mila tonnellate di sedimenti nei corpi idrici (2012-2016).

La città di Prato, idealtipo di città distretto tessile dell’Italia del boom, da qualche tempo alle prese non solo con la grande crisi del settore, ma anche con le peculiari problematiche di integrazione con una delle più numerose comunità del mondo di origine cinese, sta sviluppando un gran lavoro di revisione dei suoi strumenti di pianificazione. Si tratta della messa a punto di un piano operativo (ex regolamento urbanistico) coordinato dall’assessore Valerio Barberis attraverso un approfondito percorso di partecipazione e discussione. Tra le tante innovazioni in corso di elaborazione si intende sottolineare un aspetto, quello del cambio di punto di vista della pianificazione così come l’abbiamo conosciuta fino a oggi, dove il punto di partenza era sempre concepito tra il costruito e il costruibile. Ora invece Prato ha deciso di partire dalla natura come base per progettare lo sviluppo della nuova città: aree verdi, parchi, zone coltivabili, orti, giardini, corridoi verdi, diventano la rete di connessione entro la quale stanno le isole edificate.

A Brescia l’Assessore Michela Tiboni ha affrontato di petto il problema del consumo di suolo in città, andando ad adeguare un PGT (Piano di Governo del Territorio) con una quantità enorme di diritti edificatori che si sommavano ai già tanti ereditati dai precedenti piani. Cercando di interpretare ciò che la crisi del mercato immobiliare ha insegnato in questi anni, si è cercato di invertire la tendenza espansiva attraverso un  piano che riduce al minimo il consumo delle aree libere intorno alla città e favorisce invece il recupero delle ampie aree dismesse dentro la città.  Un’opzione cha ha permesso di mettere in collegamento l’alto numero di abitazioni vuote in città (5500) con le nuove politiche per la casa e ciò anche con forti di riduzione degli oneri per chi recupera gli edifici dismessi.

Anche al Sud stanno emergendo nuove forme di attenzione verso le politiche per la sostenibilità, come nel caso di Messina la cui variante al Piano regolatore generale è stata scelta pochi mesi fa,  come riferimento nazionale del progetto "Casa Italia". Il Piano sperimenta nuovi approcci di prevenzione dei rischi e tutela del suolo, attraverso una mosaicatura di aree che perimetra le zone sicure in cui è possibile costruire e ne cancella altre dove uno o più parametri geoambientali  sono proibitivi.  Si tratta di un’operazione di 2,8 milioni di metri cubi di potere edificatorio che possono essere ricollocati con lo strumento della “banca dei volumi”.

Questa ricognizione leggera per punti o elementi salienti continuerà a essere uno dei modi per alimentare l’Osservatorio del riuso in modo da segnalare ulteriori spunti di approfondimento su quanto di interessante e innovativo sta succedendo nei vari territori italiani.


 

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